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L’ASSOCIAZIONE
EVENTI
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LA DIMENSIONE DEL PROBLEMA
L'epilessia ha una diffusione molto grande e si stima che 1 persona su 100, in tutto il mondo, soffre o ha sofferto di una forma di epilessia. L'eterogeneità delle caratteristiche cliniche delle crisi (differenze di età, razziali, geografiche, socio-economiche ecc.) è uno dei motivi che causano problemi di interpretazione dei dati epidemiologici sull'epilessia. Molti casi non si conoscono perché a volte la gente nasconde la propria condizione di malattia, non consulta il medico o interrompe la terapia. La mancanza di definizioni standardizzate o di diagnosi accurate pone un altro problema. Malgrado queste deficienze metodologiche, si possono tuttavia dare le stime dei seguenti indicatori epidemiologici. La prevalenza dell'epilessia attiva, (almeno una crisi nei precedenti 5 anni, nonostante il trattamento antiepilettico) è stimata nello 0,4 - 0,8% con 25 mila nuovi casi ogni anno e l’indice di prevalenza posiziona
le epilessie sono al terzo posto dopo le patologie cardio-vascolari e quelle con deficit intellettivo e sensoriale.
90.000 individui in Lombardia, 500.000 in Italia 6.000.000 in Europa hanno attualmente una epilessia attiva.
La prevalenza cumulativa, cioè la percentuale di persone che ha avuto o avrà una crisi è pari al 5% coinvolgendo perciò 2.500.000 Italiani e 40.000.000 di Europei. Comunque non tutti coloro che hanno avuto una crisi svilupperanno una epilessia. La diagnosi di epilessia è riservata solo a coloro che hanno crisi ricorrenti spontanee. L'incidenza, ovvero il numero di nuovi casi di epilessia in uno specifico arco di tempo(un anno), è stata stimata essere tra 40 e 70 su 100.000 persone in Europa. Tale incidenza è alta nell'infanzia ed aumenta di nuovo nella terza età; è leggermente più alta per i maschi rispetto alle femmine. Con una adeguata e tempestiva terapia prolungata nel tempo oltre il 75% dei pazienti non sviluppa più crisi, molti di loro entro 5 anni dalla diagnosi.
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